Era lui? Non era lui?

— Non ti pare che le somigli? — mi disse l'amico mio.

In coscienza no, non mi pareva; ma io non l'aveva guardato che nell'insieme; forse bisognava esaminarne i particolari, come aveva fatto Valente, il quale si era fermato al naso come ad un indizio rivelatore....

Ma quando io mi trovai per la seconda volta faccia a faccia col vecchio, ed afferrai ben bene ed a lungo il suo naso co' miei due raggi visivi, dopo avere stentato a lasciarlo andare perchè stentavo a credere a me stesso, mi dovetti convincere che il cuore, od il sistema nervoso, od un'illusione ottica aveva tradito l'amico Nebuli. Era un naso dritto, sottile, come dritto e sottile lo aveva la signora Chiarina, ma i nasi hanno cento maniere d'essere dritti e sottili senza perciò assomigliarsi menomamente.

Piuttosto bisognava cercar la somiglianza altrove: — spianandone le rughe, spargendovi una profusione di biacca.... pareva a me....

Mentre io così fantasticava, non staccando gli occhi di dosso al vecchio, facendo ogni tanto di sì col capo, sorridendo quando lo vedevo sorridere, senza sentire una sillaba di quanto diceva, una parola mi venne a svegliare di botto.

— L'ordine.... — diceva il signor Bini.

Che cosa diceva dell'ordine? Ne diceva bene, lo metteva in alto, in alto, sopra tutte le virtù cardinali e teologali, lo vedeva in sè stesso, in me, nell'amico Valente, nella terra, nel cielo, nei fiori, nelle stelle, e si accalorava un tantino, come se l'avesse regalato lui al mondo, e facesse le difese d'una creatura sua propria.

Valente mi guardava sorridendo.

Confesso una debolezza che non so spiegare; sopra la compiacenza grande che mi cagionava il trovare le mie medesime opinioni in un altro, galleggiava un dispettuzzo piccino.