— E da quanto tempo ne dubiti? — domandai facendo lo sbadato.
— Da un mese. —
Lo presi allora a braccetto, e cominciai a guardare anch'io le foglie secche, che cadevano disegnando una spirale.
— Senti, — mi disse a un tratto sprigionandosi dal mio braccio, — ho bisogno di un consiglio; che faresti nei panni miei?
— Cercherei il Salvioni.
— L'ho cercato, non si trova.
— Bisogna aver la certezza che non si trova; cercalo ancora; forse non hai adoperato tutti i mezzi con cui si va in traccia d'un galantuomo che si è perduto e non vuol lasciarsi trovare. Che hai fatto tu? hai messo in moto la questura, i consolati; un poveraccio fuggito dal carcere del matrimonio ha tutte le ragioni di credere che i consoli e la polizia ce lo vogliano rimettere; dobbiamo fargli sapere altrimenti che Giorgione è morto, che noi non si vuol costringerlo a rientrare nel talamo, che solo ci occorre sapere se è vivo, e che cosa ne pensa, e questo non glielo possiamo far dire che dalle gazzette.
— E se è morto?
— Aggiungiamo la promessa d'una mancia a chiunque ce ne saprà dare notizie certe.
— E se vive?