Se gli domandavo: — che hai fatto tutt'oggi? — mi rispondeva: — che vuoi ch'io faccia?... nulla!
— Te io dirò io che cosa hai fatto; — ti sei tormentato; — hai sofferto — di' la verità.
— Ebbene sì, mi sono tormentato; — è qualche cosa anche questo, e non so far altro; finchè non giunga quella maledetta lettera che ha da venire....
— E quando non aspettavi la lettera, ci era la lite....
— Ci è ancora.
— E quando non ci era la lite, aspettavi l'eredità....
— Allora avevo i miei venticinque anni che non ho più, aspettavo i trenta ed ora non ho più nemmeno quelli — aspettavo l'avvenire. —
Ed io, facendomi forza per non pigliare un tono solenne:
— L'avvenire, Valente mio, è il più gran nemico del presente ed è nemico fatale, perchè ci lusinga, perchè si nasconde — bisogna placarlo o domarlo l'avvenire.
— E come si placa, e come si doma?