"La lettera di Eugenio era piena di cortesie. Non mi rimproverava di averlo lasciato partire senza salutarlo--il suo animo generoso se n'era dunque dimenticato. Gran buona ventura la mia. Ma più avventurato di me lui che aveva trovato in quei freschi benedettissimi un affar d'oro.
Prima di finire col bacio dell'amicizia, buttato lì con noncuranza, v'era scritto un saluto per lei. Compitezza schietta davvero. Dissi a Clelia del saluto.
--Ha egli trovato che l'affare dei freschi gli convenga?
--A meraviglia.
Non se ne parlò altro; e il volto di lei e il mio non dissero di più."
LVII.
"Non so se altri possa comprendere qual fosse lo stato della mia anima in quel tempo; nè se gli uomini possano giudicare con giustizia della natura dei miei sentimenti; so bene che i facili motteggiatori ricercano avidamente il marito e lo espongono alle beffe degli sfaccendati, e dimenticano l'uomo che s'agita e soffre, non pensando che se quella gelosia è meschina e ridevole che nasce da orgoglio, la gelosia che piange l'amore è cosa santa. E poi che gli uomini non conoscono il virtuoso benefizio della compassione, o sdegnano porgere questa elemosina che si dà senza impoverire e si riceve senza vergogna, dovrebbero almeno rintuzzare il sogghigno che avvelena il loro labbro mordace.
In quel tempo ho provato tutte le miserie della gelosia; piccole lame che mi passavano il petto e giungevano al cuore.
Un giorno mi venne sott'occhio un albo di ritratti che, siccome conteneva l'immagine di lui, io aveva puerilmente sottratto tempo prima, e collocato più tardi sopra uno scaffale in un angolo della camera. Era stato spesso a rivedere quell'albo, attratto non so se più da istinto di curiosità o di sospetto--nissuno l'aveva mai toccato, però conservava da qualche tempo la stessa posizione, e la polvere vi si era addensata a strati; in quel giorno l'albo era capovolto; i fermagli erano stati aperti, e non si aveva pensato a rinchiuderli; la polvere vi era meno densa e serbava tuttora le traccie della mano che l'aveva afferrato. Mi venne in mente Clelia, e ch'ella avesse voluto contemplare il ritratto di Eugenio. Quel giorno piansi come un fanciullo."