"Passarono alcuni mesi--passarono uniformi, desolati. La salute di Clelia non migliorò gran fatto; il medico era venuto assiduamente, ogni giorno, ma senza alimentare le mie povere speranze.
Clelia pareva rassegnata; non mi parlava di morire perchè ne avrei avuto pena; quando mi vedeva triste, mi diceva di sorridere. Mi assicurava che sarebbe guarita. Innocente inganno! Altre volte parlava del nostro avvenire seriamente,--si intratteneva in progetti ridenti. Allora sperava; si rinvigoriva delle sue illusioni, e mi diceva.
--È egli possibile che io muoja? Perchè dovremmo noi crederlo? Io sono qui, fra le tue braccia--sono giovine, e t'amo--e tu m'ami. La morte ha pietà di coloro che s'amano...
Verso la metà del mese d'ottobre, la malattia parve volgere alla guarigione.
--Vorrei veder la campagna, disse un giorno al medico. Deve essere bella, non è vero? Voi la vedete spesso la campagna. Come siete felice voi!
--Vi andrete, rispose il medico intenerito.
--Oggi stesso?
--Se lo volete.
Triste indizio la condiscendenza d'un medico. Ma nè Clelia vi aveva posto mente, beata del pensiero di poter uscire, nè io, parendomi proprio ch'ella stesse meglio.
Uscimmo in carrozza.