Clelia riaprì gli occhi, e mi guardò serenamente senza parlare.
--Confortatevi, mi disse a bassa voce la contessa--forse ogni speranza non è perduta.
Tentennai il capo in aria di dubbio--ma in fondo al cuore speravo."
LXV.
"Da quel punto Clelia parve rinvigorirsi; uscita dal letargo in cui era caduta, volle ch'io le sedessi accanto--La contessa dall'opposta parte del letto levava le mani al cielo, come a ringraziarlo.
La fiducia rinacque nel mio cuore.
--Che cosa avevi pocanzi? mi domandò Clelia.
--Dolevami che tu soffrissi, risposi titubante.
Fece atto di non dar fede alle mie parole, e tacque. Poco dopo guardò me e la contessa, e domandò se credevamo che ella dovesse morire.
Oramai io aveva ragioni per sperare che avrebbe vissuto, ma se anche non ne avessi avuto alcuna, io non avrei mai potuto avere la convinzione della sua morte. Mi sarebbe parso di arrendermi, di accettare il mio destino, di recidere io stesso l'ultimo filo che teneva in vita il mio amore; al contrario io voleva lottare fino alla fine, contendere fin l'ultimo alito di quel corpo adorato.