Dimenticavo la piccola Bianca che era ciò che mi rimaneva di quell'angiolo, e che io avrei lasciala orfana se fossi morto. Accettai la vita con amore; l'avrei spesa tutta ad apprendere alla mia figliuola a benedire la memoria di sua madre.
Sua madre! l'innocente la chiamò a nome tutto quel dì; e si fece vicino al corpo freddo di lei, e volle baciarla sul viso, e senza comprenderne la cagione pianse perchè ci vide piangere. Le dissero che la mamma dormiva, credette--più tardi la contessa la fece accompagnare alla sua abitazione, e volle che io la seguissi per sottrarmi ad una vista penosa. Io non seppi staccarmi da quel letto di morte--rimasi.
Vennero ad inchiodare la bara; la baciai per l'ultima volta e volli dirle "a rivederci," ma le lagrime fino a quel punto represse mi rigarono il volto e bagnarono le sue guancie cadaveriche, e senza volerlo mi venne detto "addio"--più triste, più affannosa parola, e più propria.
"Addio, benedetta creatura, addio." Il martello inesorabile batteva i suoi colpi monotoni, ma il braccio che lo reggeva era tremante, e gli occhi di quell'uomo inumiditi. Avrei abbracciato quell'uomo.
Rimasi solo daccanto a quella bara chiusa; più volte fui tentato di riaprirla colle mie mani per vederla ancora.
"Forse ella vive!" Terribile pensiero! audace e pazza speranza!
Il domani vennero per portarmela via; mi volli opporre. Un prete mi si fè vicino. Io non lo aveva fatto chiamare, lo avevano chiamato, era venuto.
"Credete che le vostre preci possano crescere le sue ali per farla salire lassù? gli domandai senza sarcasmo.
Quel prete aveva aspetto d'uomo sensibile; comprese quanto la mia fede fosse diversa dalla sua, e mi guardò sereno.
"Lassù, mi rispose con voce lentissima, lassù si conta ogni cosa--e le preghiere valgono meglio che le lagrime."