--Addio, mi rispose con voce spenta.
M'arrestai sull'uscio, e mi volsi a contemplarlo--egli s'era gittato sopra un divano e soffocava i singhiozzi sopra i cuscini.
--Lo chiamai dolcemente: "Raimondo!"
Levò il capo, e non fè atto per nascondermi le sue lagrime.
--Tu dunque non mi abbandoni? balbettò.
--Io sarò sempre teco; ma lui...
--Eugenio...
--Sì, Eugenio.
--Ascolta, mi disse afferrandomi il braccio--io posso ancora accostarmi a lui... ma ch'io sappia s'egli non l'ha amata... Va...
E mi spingeva verso l'uscio, eccitandomi più che colle parole coll'eloquenza degli sguardi.