Senonchè il povero Febo (tale il battesimo del bracco) aveva indovinato il senso del nostro sguardo--e poi che egli non domandava di meglio, si trascinò col capo chino fino al suo padrone.

V'era nel suo atto tanta umiltà; ed agitava la coda, e si ripiegava sui fianchi con tanta rassegnazione, che la sua preghiera, cred'io, sarebbe salita all'Olimpo a disarmare Giove dei suoi fulmini.

Ma è raro che l'ingiustizia si arrenda, e non si ritorca dapprima in sè stessa, e non si dibatta come il serpe. Onde Augusto che era pentito e non voleva cedere tuttavia, se ne stava un pochino in sul tirato--da parere un amante imbroncito che non voglia fare una carezza alla sua bella, e se ne strugga.

Se ti intervenga di assistere a rottura fra due amici, e che tu voglia rappattumarli, non pretendere che quegli che s'ha il torto lo confessi; fa piuttosto che l'altro--e sarà sempre il più arrendevole, perchè più calmo--muova il primo passo, e s'addimostri in certa guisa carezzevole. E mentre in ogni altro modo andresti errato e non verresti a capo di nulla, così facendo ti troverai avere in mano un rimedio facile e sicuro. Però che ove la ragione sapesse discendere fino a vestire le apparenze del torto, il suo trono sarebbe, parmi, assicurato nel mondo.

E non andò guari che Augusto ebbe troncato ogni quistione con Febo. Nè le distillazioni di cento volumi filosofici avrebbero tanto potuto sull'animo suo, come la virtuosa mansuetudine di quel cane.

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Io aveva indovinato alla prima la cagione del malumore d'Augusto. Ma o perchè non fossi passionato della caccia, o perchè mi avessi qualche altro martello nel capo--e il leggitore potrà decidere in appresso--la nostra disavventura m'avea trovato insensibile.

E tuttavia mi accorsi che il disagio del cammino, il caldo, la fame, e forse un cotal poco il dispetto, incominciavano a ribellare il mio spirito alla pazienza--e poi che ne feci motto ad Augusto, avvenne, ed era cosa naturale, che le parti si mutassero--e ch'egli si facesse a un tratto a sermoneggiare, ed io ad arrabbiarmi.

Ma non così che una folata d'allodole levatasi a volo a pochi passi da noi potesse parerne lieve ventura, e non giungessimo in tempo, o sdegnassimo di far con essa le prime prove. E in un baleno Augusto ebbe scaricato le canne del suo schioppo--io a brevissimo intervallo del pari; onde credendoci in buona fede aver costata la vita a quegli innocenti, tra la compiacenza e il rammarico venivamo aguzzando le ciglia per scorgere attraverso il fumo la caduta della nostra preda.

Ma pare che l'alata famiglia non patisse danno--nè se più parte vi avesse il miracolo o l'inettitudine nostra, per quanto v'abbia strologato, giunsi mai a decifrare.