"Apprezzo i sentimenti che vi hanno inspirato la vostra lettera. Voi siete un uomo leale e mi parlate il linguaggio della franchezza e della modestia.
"Non v'imiterò nella modestia; non tenterò neppure di farlo perché non saprei riuscirvi; le donne sono molto più vanitose degli uomini--e voi forse degli uomini il meno vanitoso. Ma l'esempio della vostra candidezza deve essermi scuola; io devo mostrarmi a voi quale sono, colla verità sulle labbra.
"Non è un mistero che io vi andrò rivelando, non è neppure un segreto; ma è cosa che non si palesa che a chi ha diritto di farcene domanda--ed io penso che voi lo abbiate. Se l'affetto che voi dite di nutrire per me non è mentito, nè io vi credo capace di simulazione, è mio dovere farvi conoscere il mio passato.
"È una storia semplice e mesta, come se ne ascoltano tante; ma forse l'animo vostro ne andrà profondamente mutato.
"Voi, signor Raimondo, avete avuto una madre.
"Non è egli vero che è una buona creatura la madre?
"Si ricordano le sue carezze e i suoi baci, e i suoi dolci rimproveri che vanno ai cuore--e s'intende risuonare per lungo tempo all'orecchio l'eco d'una canzone del paese natale che la poveretta canticchiava daccanto alla culla--e pare sempre di vedere un viso dolce chino sul guanciale. Oh! la è pure una buona creatura la madre!
"Il padre è più accigliato, più severo, ma affettuoso anch'esso. Egli ha sgridato talvolta il suo piccino; aveva una voce robusta che incuteva un po'di timore, ma quando veniva dal suo lavoro, si lasciava frugare nelle tasche. Il buon uomo le aveva riempite a bella posta di zuccherini per far felice il suo bambino. Egli avea del criterio fino il povero padre, e sapeva che in quell'età i zuccherini fanno felice.
"Non è egli vero, signor Raimondo, che dovrebbe essere un gran dolore se ci si togliesse d'un tratto la memoria degli anni infantili, se spingendo lo sguardo nel nostro passato, noi non potessimo arrestarci sopra l'occhio sereno dei nostri poveri genitori?
"Cotesto dolore io l'ho provato. Non conobbi mìa madre; ella morì troppo presto perchè io potessi serbarne memoria. Mi dissero però ch'era bella, ch'era giovine e poveretta, che aveva pianto tanto, e che prima di morire volle baciarmi. Io l'amo molto mia madre; la sogno sovente, ma in un modo confuso, diverso da tutto ciò che si può vedere nella vita, diverso anche da ciò che si può immaginare. Però quando mi sveglio io non serbo più la memoria di quel fantasma.