"Di mio padre so nulla; da principio credeva che io non lo avessi mai avuto; mi assicurarono però che Iddio ne dà uno a tutte le sue creature.
"Le mie memorie più remote risalgono a quattordici anni fa. Io aveva allora quattro anni; mi ricorda d'una bella signora, assai bella, che io chiamavo mamma, e mi baciava e mi regalava dei confetti perchè io la chiamassi con quel nome.
"Tutti gli altri la salutavano con rispetto--io sola sedeva sulle sue ginocchia.
"Altra persona di cui serbo memoria, era un uomo abbastanza vecchio, ma assai robusto, almeno per quanto pareami allora, il quale mi sollevava di terra con una mano sola e mi reggeva seduta sulla palma e mi portava di stanza in stanza fra le risa mie e i paurosi rimbrotti della mamma.
"Quest'uomo è oggi il generale R., quella donna era la marchesa sua moglie.
"Venendo più in giù, trovo la memoria d'una notte mesta. Non erano ancora due ore da che io ero stata messa a letto, che un affaccendarsi di servi per le camere mi destò all'improvviso. La mamma era stata colta da paralisi; si agitava convulsivamente sul suo letto senza parlare--i medici tentennavano il capo sfiduciati. Dopo alcune ore di spasimo, la poveretta morì.
"Così rimasi sola col generale. Fui posta in un collegio e vi passai ìa vita fino a sedici anni; poi mi ricongiunsi al mio benefattore.
"Eccovi il mio romanzo. Se devo giudicare dal concetto che io mi sono fatto di voi, non avrò a temere che sia per scemare la vostra stima a mio riguardo.
"La vostra stima, la stima degli uomini che vi assomigliano mi basta.
"CLELIA."