Ne feci parola a Raimondo e sebbene gli dolesse che ciò mi avrebbe allontanato da lui per qualche tempo, approvò l'idea del medico. Determinai adunque che non appena mi fossi potuto reggere in piedi sarei partito per Genova.

Tre giorni dopo potei fare alcuni giri attorno alla mia camera senza l'aiuto del bastone; non aspettai altro--il domani sarei partito.

Charruà venne, com'era uso, a chieder mie notizie.

Feci conoscere per mezzo suo a Raimondo la mìa risoluzione, e come fossi dolente di non poter salutare prima della mia partenza la sua sposa; avrei aspettato lui, e mi sarei servito del suo braccio.

Il mattino successivo assai di buon'ora Raimondo e Charruà erano nelle mie camere. Simplicio, il portinaio, era salito prima ancora da me e m'avea preparato le valigie ed aiutato a vestire; così che in un istante io fui spiccio, e col sostegno del mio amico e di Charruà scesi le scale.

Una carrozza era ferma; feci per salire, e una mano candidissima uscì dallo sportello per aiutarmi; guardai dentro con occhio di meraviglia--era Clelia.

Non dirò la mia sorpresa, nè se più grande fosse in me la riconoscenza o il piacere.

Mi fece sedere al suo fianco, mi domandò della mia malattia, e dissemi con accento di sincerità che se n'era afflitta anch'essa--così dicendo guardava con tenerezza il suo Raimondo.

Compresi come essi fossero felici, e quanto intensamente si amassero. E per una antitesi naturale mi portai col pensiero a quei giorni di tetra mestizia che tanto aveano impoverito l'anima di Raimondo. Quale diversità nell'espressione dei suoi sguardi, e quale nuova e soave armonia nelle linee tranquille del suo volto! Dove era il segreto della sua pace, dov'era il culto che gli mancava, il tempio in cui rinverdisse la sua fede inaridita? Egli l'aveva cercato da per tutto, fuorchè nella sua casa. Ed ecco l'angiolo della sua casa gli aveva sorriso, e gli aveva dato un cuore vergine e un affetto sereno invece delle lusinghiere e fallaci passioni della colpa.

Poc'anzi la solitudine colle sue paure, colle sue ire, coi suoi dubbii perenni; oggi un viso amoroso che si specchia nelle sue pupille, un corpo snello e pieghevole che si serra al suo petto, un cuore che battè col suo--due sguardi, due sorrisi, due anime che si confondono.