Il giorno dopo ritornai in casa di Raimondo.

Vi andavo con animo commosso, ma pur deciso a farmi forza, a parlargli la voce confortevole dell'amicizia, e dove fosse stato necessario, la voce del rimprovero. Egli era giovine, dovea esser forte--era padre, doveva almeno vivere. Gli avrei parlato francamente; avrei affrontato il suo dolore, gliene avrei rinnovato a vivi colori l'immagine, ricordandogli la sua felicità di cui appena io era stato testimonio, e la grandezza della sua sciagura; ma lo avrei costretto a palesarmi tutto il suo segreto, se pure egli ne nascondeva uno, a versare il suo cuore nel mio--fors'anco a piangere.

Contavo molto sul mio progetto; io prevedeva che se fossi riuscito ad avere la sua confidenza, avrei avuto in mie mani la sua salvezza. Comunque il mio tentativo dovesse andar fallito, avrei fatto il debito mio. Se la sorte mi avea richiamato presso di lui nei giorni della mestizia, io doveva accettare il mandato che mi si confidava: non avrei potuto rifiutarmi senza tradire l'amicizia, senza disconoscere la tela misteriosa e provvidenziale che riuniva l'esistenza di Raimondo alla mia.

Charruà mi mosse incontro--il suo signore non era in casa. Domandai dove avrei potuto incontrarlo, e parve titubante se dovesse dirmelo; ma questo dubbio durò poco; mi accennò del dito una corona di semprevivi che pendeva da un angolo della parete, e mi disse come Raimondo uscisse ogni mattina con una corona consimile, ma non volesse essere seguito.

--Ci andrò--dissi risoluto. Ed uscii senza domandar altro.

Mi diressi verso un cimitero. Quale? Non vi avevo pensato: però mi cacciai in una carrozza da piazza e ordinai mi si conducesse al più vicino.

Vi giunsi in breve ora, e vi posi il piede con un senso di raccapriccio. Pensavo a Clelia che forse dormiva in quel luogo, a Clelia già così bella, così felice; e venivanmi in mente le ultime parole che ella mi aveva rivolte con tanta dolcezza.

--A rivederci, a rivederci--io andava ripetendo dentro di me, e vi scorgevo non so che di melanconico che mi toccava il cuore.

--Or ecco dove io ricerco la tua memoria, povero angiolo.

Mi avanzai trepidante, e spinsi lo sguardo innanzi a me.