Un'ampia pianura seminata di croci nere incurvato al suolo; qua e colà alcune lapidi bianche colle iscrizioni sbiadite dal tempo, alcune fosse scavate di recente, e accanto ad esse un mucchio d'ossami--ecco quel che s'offerse ai miei occhi.
Raimondo non era in quel luogo. Volli ritornare indietro, ma poi che la carrozza s'era allontanata, e mi avrebbe toccato rifare a piedi la via, disperai d'incontrarlo per quel mattino.
Avanzai lentamente, quasi sbadato, attraverso quei sentieruzzi. Non so più che mi avessi in capo, ma al vedermi così solo in quel luogo, io mi sentii come compreso da una misteriosa trepidanza.
Buttai a caso lo sguardo sopra alcune inscrizioni; e mi parve di vedere i superstiti lagrimosi, e d'udire i rotti singhiozzi, e mormorare fra le lagrime agli indifferenti le virtù dei defunti.
Un'anima ha vissuto--è partita; è la storia di ognuno.
La tomba ha una parola sola per tutti; ogni tomba ha un'intera leggenda che non è compresa che da pochi--talvolta da un solo--e per poco tempo. Più tardi ogni altro accento è muto; il santuario della morte non parla più che la sola parola della morte.
Pure crediamo dì temperare con poche parole la legge inesorabile, e che i passanti debbano arrestarsi e indovinare dal nome che ci è caro tutto il tesoro di memorie che egli ridesta nel nostro cuore.
All'improvviso scorsi d'innanzi a me una lapide nuova; era di marmo bianco, semplicissima nel disegno e non abbondava di iscrizioni.
Il cuore martellavami il petto come volesse spezzarlo. M'accostai a quella tomba e vi lessi commosso queste bibliche parole:
"Perchè mi hai tu abbandonato?"