Trovavasi allora a San Cosmo, borgata del Paraguay, e colà avrei io voluto rispondergli e pagargli tributo di conforti, se la sua vita nomade non m'avesse tolto ogni speranza di fargli pervenire la mia lettera.

Così erano passati due anni. Un mattino del 18.... udii picchiare all'uscio della mia cameretta in un modo noto.

--Venite innanzi, Simplicio, gridai dal mio letto appuntando i gomiti sul guanciale.

Il vecchio portinajo entrò e mi porse una lettera; il cuore mi battè frequente; io aveva riconosciuto i caratteri di Raimondo.

Dicevami un mondo di cose--tutte meste; ma ciò che mi riconfortava era la promessa del suo ritorno in Italia. Sarebbe partito da Maldonado a bordo del bastimento francese La vitesse, contando di toccare Livorno due mesi dopo.

Immaginate la mia gioja. A calcoli fatti egli non doveva trovarsi a gran distanza da me, e al più tardi fra otto giorni io sperava di riabbraciare l'ottimo amico dell'infanzia.

Le mie speranze non andarono fallite; cinque giorni dopo io riceveva da Livorno avviso del suo arrivo; e il domani egli era meco.

III.

Egli era meco. Ma posso io dire che egli fosse ancora quel Raimondo d'una volta, il collegiale taciturno e severo, ma ad ora ad ora confidente ed entusiasta? Io cercavo indarno sotto la sua nera barba le note linee di quel volto pallido ed affilato--il suo sguardo era sempre mesto, ma avea perduto quel fuoco che irraggiava a sprazzi vivissimi di luce la sua testa. Ov'erano quelle espansioni ingenue d'una volta, e quel tenero e soave raccoglimento alle speranze?

--Quanto siamo mutati! mi disse egli un giorno fissandomi in volto impensierito.