Si fecero i preparativi per la gita in campagna--furono presto fatti--non recavamo nulla con noi, saremmo andati alla ventura--era il volere di Clelia.
--E da qual parte ci volgeremo?
Clelia pose l'indice attraverso la bocca, con aria di mistero. Era un segreto.
Noi stavamo per uscire di casa, quando Charruà venne ad avvisarmi che Eugenio mi aspettava.
Guardai Clelia in volto; si trastullava col suo ombrellino con aria apparentemente distratta.
Uscii dalla camera e andai incontro ad Eugenio; lo accolsi freddamente, egli non se ne accorse o attribuì ad altro il mio contegno. Gli dissi che io uscivo; che sarei andato in campagna con mia moglie.
--Per molto tempo? domandò meravigliato.
--Ritorneremo questa sera. E ad evitare che egli si proponesse per compagno, gli domandai come avrebbe passato la giornata.
--Contava passarla teco, mi rispose indifferente; ma poichè tu vai in campagna....
Come potevo io non dirgli che venisse con noi? In un baleno pensai ogni mezzo per evitarlo--non ve n'era alcuno. S'egli avesse proseguito a parlare, se avesse detto due sole parole di più... ma egli taceva. Lo invitai. Era impossibile che egli non indovinasse lo sforzo con cui io gli faceva questo invito--ma s'egli non dubitava di nulla, a che mai attribuirlo? Mi domandò se non sarebbe riuscito importuno--gli risposi diamine, ma freddo. Eugenio comprese che la sua compagnia in quel giorno non era desiderata. Mi strinse le mani, e sorridendo ingenuamente: "io sono un pazzo, mi disse; volermi cacciare framezzo a due sposi che vanno a scampagnare; non accetto l'invito; per quanto tu faccia, io comprendo che vuoi esser solo."