Proposi a Clelia di entrare in quella locanda; battè palma a palma le mani, e si fe' innanzi per la prima. Se un uragano avesse scoperchiata quella misera casetta, e una tempesta di napoleoni d'oro l'avesse colmata lino al tetto, io penso che quel buon diavolaccio d'oste non avrebbe avuto più piacevole sorpresa. E' ci venne incontro confuso, colle gote arrossate dal piacere, girando e rigirando fra le mani il suo berretto.
Quella fu una giornata benedetta; io me ne ricordo sempre con tenerezza, con dolore.
Ho riveduto più tardi quella casa, e il volto rubicondo di quell'oste. Egli mi riconobbe, e s'inchinò allo stesso modo, e fece girare allo stesso modo il suo berretto, offerendomi i suoi servigi.... Ma io vi era andato per ritrovare un frammento della mia felicità seppellita, vi era andato per piangere."
XXXVII.
"La giornata passò rapidissima; il piacere ha le ali leggiere, e corre veloce innanzi agli occhi dei mortali. Ritornammo a Milano dopo il tramonto.
Clelia non si saziava di dirmi che s'era divertita.
--Quanto sarei mai felice se potessi essere sempre con te in campagna!" mi ripeteva ad ogni tratto.
Le promisi che vi saremmo andati presto per fermarci alcun tempo.
--Soli?
Questa insistenza in un'idea che feriva ingiustamente il mio buon Eugenio mi afflisse. Tuttavia non me ne offesi.