Quanto tempo passasse di tal guisa non so dire--parevami che qualche cosa di strano avvenisse intorno a me; io teneva sempre gli occhi aperti, e parevami di sognare--mille figure bizzarre danzavano capricciose carole in un'atmosfera di fuoco--mi urtavano, mi portavano innanzi come un frammento di macigno sospinto da una valanga--e in mezzo a questo scompiglio io udiva ancora il monotono oscillare del pendolo nella camera, e il respiro lento di Clelia. E vedevo il suo volto pallido, e le sue braccia candide abbandonate sopra il guanciale, e i suoi capelli disciolti, e le sue labbra di rosa, e sulle sue labbra quel sorriso e quella parola: Eugenio....
Mi sollevai sbigottito, ebete, senza quasi aver coscienza di me medesimo. Mossi alcuni passi--senza avvedermene camminavo sulla punta dei piedi per non svegliarla--poi me le accostavo e la guardavo sorridendo; dimentica d'ogni cosa, la mia anima pareva volesse volare incontro alla sua ad abbracciarla, e che un segreto ammonimento la ritenesse e le dicesse con dolcezza: "zitto, ella dorme."
Avrei voluto illudermi, e m'illudevo senza saperlo--ma per breve ora. Arrestandomi ancora dinanzi ad essa, io vidi il suo labbro aprirsi un'altra volta, vidi un'altra volta quel sorriso....
Fuggii per non udire quella parola.
Nell'altra camera c'era Charruà; il poveretto aveva vegliato; vedendomi così stravolto mi si fece da presso. Io vidi su quella faccia nera la pietà che ricercavo, e caddi nelle di lui braccia, piangendo come un fanciullo."
"Vidi sorgere l'alba attraverso le lagrime. Triste cosa quell'alba. E tuttavia una speranza mi rianimò il petto; e il pensiero che io potessi essere in inganno tornò a sorridermi con insistenza. Clelia mi amava, mi aveva amato sempre--me ne aveva dato prova fino a poche ore prima; e poi, qual fede meritava una rivelazione del delirio? ed era poi una rivelazione? "Eh! via, una parola, un nome, non è in fin dei conti che un nome--dovrò io tessere sovr'esso una sventura con tanta sicurezza?"
Ritornai a Clelia con animo più calmo. Dormiva ancora; aspettai.
Poco dopo ella aprì gli occhi; mi vide e mi sorrise. Come mi fece bene quel sorriso! Pure ella aveva sorriso nello stesso modo poc'anzi.
XLVII.
"Non dissi lo strazio del mio cuore; lo serbai come un segreto; e con quell'avidità fatale che spinge l'uomo alla scienza della propria sciagura, spiai ogni gesto di Clelia per avvalorare di certezza il mio sospetto.