Donato non ha mai inteso questo nome, e tira ad indovinare:

«Lo zio di Costanza?

—Precisamente lo zio della signorina Costanza.

E l'ometto in così dire è guizzato in camera, sorridendo e guardandosi intorno coll'aria d'uomo soddisfatto di sè medesimo.

Anche il giovine studente ne è soddisfatto; il volto, i modi, tutto gli piace nell'incognito, sente che se lo stringerebbe volentieri al petto, ma un naturale sussiego lo trattiene.

In quella vece accosta un seggiolone, invita il nuovo venuto a sedere, e gli domanda col miglior garbo possibile:

—Ella è il signor?…

—Come le ho detto, vengo da parte del signor Martino Bruscoli, ripete l'ometto, chiudendo un occhio e cacciando una mano nella tasca del farsettone.

Che modi, che sorriso, che uomo adorabile!

VI.