—Cuor tenero; benissimo, dice il signor Asdrubale chiudendo maliziosamente un occhio; la signorina Costanza è molto ricca… non fa nissun sagrifizio; come vede, colloca i suoi capitali coll'interesse del sei per cento, impiego sicuro, perchè già ella è sulla via di diventar ricco ed alla prima tappa della fortuna non proseguirà certo il viaggio senza pagare i debiti. Quando si è ingegneri si può camminare spediti, e camminando spediti si può arrivare in tempo… la signorina Costanza è tanto giovane…
Finalmente apre l'occhio, e sghignazza forte; Donato, che si è fatto rosso fino alle orecchie, ora ripiglia animo e trova gusto in quelle allusioni.
«Ecco fatto, dice il signor Asdrubale, piegando l'obbligazione e mettendola in fascio con un mucchio di carte, non era più difficile di così.
Donato accompagna melanconicamente la scritta che ora sprofonda nell'ampia tasca, e le manda dietro un sospirone lungo.
Ci è qualcos'altro; è facile vederlo anche tenendo un occhio solo aperto, come il signor Asdrubale, il quale entra difilato nel cuore dell'argomento.
—La me lo dice, o l'ho da indovinare? Ella, con rispetto parlando, è al verde; si capisce, quando si è studenti non si possono pagare cinquemila lire da un momento all'altro senza trovarsi un po' dissestati… Non è così?
È così, è assolutamente così; e come dir di no, quando quell'adorabile signor Asdrubale mette un garbo tanto persuasivo ed una bonarietà tanto impertinente nelle sue interrogazioni?
—Ecco, dice Donato, facendosi di bragia; prima delle cinquemila lire io ne aveva perduto altre mille, e di queste ne avevo cinquecento sole…
—Dimodochè, interrompe l'altro, geloso di far prova di penetrazione, dimodochè ella ha un debituzzo di cinquecento lire e non ha un soldo in tasca.
—All'incirca, tranne che il debituzzo è di seicento lire… per gl'interessi.