—E scade?
—Fra due mesi.
—Il suo creditore si chiama?
—Cherubino Dolci, via Poslaghetto, N. 12.
—Un cherubino vero, della stoffa su cui si tagliano gli angioli custodi dei figli di famiglia.
—Un usuraio, un briccone.
—Ingrato! un uomo di cuore, un uomo onesto, che non la vedrebbe perdere di tasca un centesimo senza correrle dietro per restituirglielo; ella non sa come funziona il meccanismo del credito; e può dire lei dove incomincia l'inonesto nell'interesse? Ci ha un interesse legale, inferiore all'interesse commerciale, il quale poi sta sotto all'interesse bancario; il commercio fa un passo più della legge, la banca fa un passo più del commercio; e non sarà lecito ad un uomo di buona volontà fare un passo più della banca? Il signor Cherubino Dolci ne fa forse due o forse tre, ma in fondo è un galantuomo… Dicevamo dunque, via Poslaghetto, N. 12; sta bene; farò io questo piccolo negozio, riscatterò la sua obbligazione per mio conto.
E senza dar tempo al giovane di rispondere, ripiglia il cappello, se lo incassa sulla testa perpendicolarmente, abbottona l'abito ed infila l'uscio.
Un'ora dopo è di ritorno; Donato ha avuto le sue buone ragioni per non muoversi di casa e starlo ad aspettare.
«È andata a meraviglia, dice il signor Asdrubale sbottonandosi e buttando il cappello sopra una seggiola; il signor Cherubino Dolci è una pasta di zucchero; ha capito ciò che aveva da guadagnare se accettava subito il pagamento e non è stato a lesinare sullo sconto; ecco anche questa obbligazione; non ce n'è altre per caso?