—Agli ordini miei, dice l'ometto con accento di evangelica pietà; agli ordini miei! ma io non ho ordini da darle, caro signore; il suo debito, ella sa benissimo che ascende a… ecco… lo dicevo, ella lo sa benissimo; dunque non ne parliamo altro; quanto al termine ed al modo di pagamento, io… (ah! le giuro che mi duole di aver guadagnato, non dico che preferirei aver perduto perchè non mi crederebbe e non sarebbe vero, ma in coscienza mi duole,)… quanto al termine nè io nè lei non ne sappiamo nulla, dipende dal cielo, il meno che posso fare per dimostrarle il mio… la mia… i miei, insomma il meno che posso fare è di augurare a quell'ottimo signor Norberto gli anni di Matusalemme.
Donato si fa forza per chiudere l'uscita ad un'onda amara di lagrime, ed arriva appena in tempo a trattener coi denti un singhiozzo che si perde in un mugolio lamentevole.
Il signor Asdrubale sembra proprio alla tortura
«Non ne parliamo più, egli dice; e se può, se ne dimentichi ella stessa, veda, io me ne sono bell'e scordato; la cosa è semplicissima, e deve passare fra noi due soltanto; anima viva non l'ha a sapere; di questo fatto doloroso nissuno avrà dolore, eccettuato lei ed… io. A suo tempo, fra venti anni, fra trenta, salderemo i nostri conti senza amarezze soverchie.
Bisogna dire che l'ometto trovi proprio irresistibile la sua eloquenza, perchè, interrompendosi un istante, ripiglia fiato così:
«Allora ella sarà in grado di non avvedersi nemmeno di questa piccola sventura… perchè è giovane, ha talento, buona volontà, ed i giovani ingegneri di talento, se lo lasci dire ancora una volta, hanno sempre una miniera sotto i piedi; un bel giorno battono il tacco e trovano il filone buono, afferrano la fortuna per i capelli d'oro e non la lasciano più scappare. Così farà lei; è il solo rimedio al suo male, è la sola via onesta…
Alla parola onesta, Donato rialza vivamente il capo; senza rendersene conto, ha una voglia pazza di regalare un paio d'impertinenze al suo avversario. Il quale interpreta quell'atto a modo suo e tira innanzi senza fermarsi:
«Bravissimo; così mi piace. Un uomo volgare, dopo una brutta notte come questa, penserebbe a mille corbellerie, a disperarsi, ad impazzire, a pigliare un semicupo nel naviglio, od a cacciarsi in corpo una palla, che spesso va di sghimbescio e ti inchioda a letto un paio di mesi… che so io; un giovane volenteroso e savio, come lei, medita invece una partita coraggiosa colla fortuna, combatte col lavoro e coll'ingegno, si piglia una rivincita solenne e fa onore ai propri impegni e paga i proprii debiti… Le ho detto che mi sono scordato del mio credito… sarò sincero, ci penso invece, e sono sicuro che ella non mi farà aspettare un pezzo.
Donato si rizza in piedi, finge di ravviarsi i capelli innanzi allo specchio, abbozza un sorriso a due o tre camerati, esce a passo fermo colla desolazione nel cuore—ed il signor Asdrubale dietro.
Uno degli orologi più frettolosi di Milano batte la mezz'ora, un altro gli risponde e dieci altri.