Donato cammina un breve tratto a gran passi, poi rallenta l'andatura.

E la voce fessa dell'ometto dal farsettone nero ripiglia a dire, mutando accento:

«Un istante di torpore è necessario a preparare le nobili cose; il filugello s'intorpidisce quattro volte prima di farsi il bozzolo; anche lei si farà il bozzolo, sissignore, se lo farà anche lei, se Dio le conserva questo tesoro di salute. Ed io spero di sì, perchè se ella morisse prima del tempo sarebbe una sciagura per tutti…

Donato si ferma nel mezzo della via, ed alla luce d'un lampione guarda la faccia contrita del suo compagno.

«Sissignore, per tutti, soggiunge costui, e prima di tutti per lei… poi per Martino Bruscoli, idest per la signorina Costanza, e in fine per il signor Asdrubale suo umilissimo servitore. Badi un po' quanto la sua vita è preziosa: morendo lei, l'eredità del signor Norberto toccherebbe tutta alla sorellina, ed addio crediti; la signorina Costanza non potrebbe nemmeno farsi i ricciolini colla sua obbigazione, perchè non porta ricciolini, mi pare, ed il signor Asdrubale non potrebbe nemmeno accendere la pipa colla obbligazione che ella gli farà… perchè non fuma; veda un po' se la sua vita è preziosa! E veda quanto è facile pagare i debiti quando non si ha coscienza, e veda che rischio si corre di appaiare in un istante di debolezza una corbelleria irrimediabile ed una cattiva azione…

Qui le intenzioni del vincitore cominciano a farsi palesi anche a
Donato, il quale si arresta di botto e dice:

«La ringrazio del consiglio; so i miei doveri; domani venga da me, le scriverò l'obbligazione.

Lo studente di matematica, ciò detto, volta a mancina, ma il signor
Asdrubale non lo lascia.

«Come mai da quella parte? non va dunque a casa?

—Non ho sonno, non dormirei stanotte…