Mariuccia non risponde nemmeno, è la prima a sparire, Costanza l'accompagna; si odono le loro voci fresche e festose che si allontanano gridando la buona novella; Donato non ha parole, si crede beffato da un'illusione, guarda l'ometto a bocca aperta, e l'ometto guarda lui con un sorriso incoraggiante.

«Il signor Martino Bruscoli? balbetta il giovane.

—Sono io per fortuna… perchè potrei anche essere il signor
Asdrubale.

Lo studente non ha tempo di domandare spiegazioni delle parole incomprensibili, che dall'estremo punto del sentieruolo appariscono Costanza e Mariuccia, tenendosi per mano, ansimando e ridendo.

Eccoli stretti in un amplesso; fratello e sorella, zio e nipote. Poco stante apparisce il signor Norberto, col volto pieno di rughe e d'amore, coi capelli canuti accarezzati dalla brezza del mattino. Donato si stacca dalla sorella e corre a buttarsi nelle braccia del padre, lagrimando.

Ma Martino Bruscoli accorre, stringe la mano al vecchio e spiega l'improvviso arrivo e le lagrime così:

«Fra quattro giorni Donato incomincia gli esami; tutta la settimana ha studiato, ha studiato, ha studiato, ci ha voluto rimetter gli occhi questo bravo figliuolo; sono stato a Milano per certe mie faccenduole, ho visto una nuova macchina per la Filanda, ed ho parlato coi professori della Scuola d'applicazione… Fra un mese suo figlio è ingegnere. Ha voluto venire a salutarla un'ultima volta prima degli esami, ma questa sera stessa partirà, perchè non ha tempo da perdere, e, come vede, è soverchiamente impressionabile; ha torto, gliel'ho detto, ha torto!

Il tempo passa veloce; non anco sì è arrivati, che già è l'ora della colazione. Donato ha sempre Camillo Bruscoli alle costole; non se lo può levare d'attorno. Pure, non sa bene perchè, nella sua miseria gli par d'essere tanto felice, tanto felice!…

«Signor Martino, egli dice quando per la prima volta si trova con lui, se le ho mancato di rispetto, mi perdoni; io non sapeva che ella fosse lo zio della signora Costanza.

—Non mi basta, risponde l'ometto, tu devi (ti do del tu perchè mi piaci e ti voglio bene, e se vuoi fare altrettanto accomodati) tu devi prima fare ammenda di tutte le ingiurie che mi hai detto o che hai pensato.