Donato si ricompone, fa un passo innanzi, si ferma e dice:

«Ignoro le sue intenzioni; le mie sono da galantuomo, non ho avuto in mente di sottrarmi alla mia sciagura, ma alla sua presenza odiosa che me la fa parere cento volte più amara.

Che ci è da ridere in queste parole, pronunziate con una solennità dignitosa?

Pure il signor Asdrubale minaccia di far saltare i quattro bottoni della giubba e si stringe i fianchi con tutte e due le mani. Finalmente si rifà serio, e risponde in falsetto:

«Non dirà sempre così, non dirà sempre così.

Certo l'eco della risata ha passato il muricciuolo ed è entrato in giardino, perchè lassù, sulla montagnuola, di mezzo alle foglie della vite ed ai grappoli immaturi, si affaccia una figurina gentile, e poi un'altra. Due esclamazioni di gioia, ed un replicato batter di palme e due voci amorose che gridano:

«Donato!

«Lo zio!

L'ometto dal farsettone nero leva il capo in alto e dice senza turbarsi:

«Sì, piccina mia! siamo noi; arrivati a piedi come due studenti; buon giorno, signorina Mariuccia.