Non lo sa egli stesso; ha bisogno di rivedere la casa dove fu tanto lieto, di sentirsi vicino, per l'ultima volta forse, a coloro che ama, di respirar l'aria della felicità di cui ora è immeritevole, poi… Poi fuggirà, e se non gli è lecito togliersi la vita, andrà in cerca di morte, domandandola agli uomini ed alla natura.

Attraversa i paeselli, osserva le case meschine, i villini eleganti, le fontane pubbliche, guarda a tutte quelle note fisonomie, che, alla tetra luce della nuova sventura, gli paion nuove e non più care come prima. Per tutta la via s'incontra in contadinelle che, canticchiando sommessamente, levano la bruna testa di mezzo all'immenso biondeggiare delle spighe mature… ecco l'ultima salita, ecco il colle, ecco Inverigo coi suoi viali di cipressi, colle sue casette bianche, col suo campanile scintillante al sole, ecco il tranquillo sentieruolo ombreggiato d'acacie, l'ultimo…

Donato fa arrestare il calesse, scende, rimane un istante immobile, poi si avvia a passo lento… e si trattiene innanzi al muricciolo di cinta del giardino, del babbo; gli batte il cuore, sente rumore di passi, si nasconde, ha paura di esser visto; poi si appressa, si arrampica d'un balzo allo sporto del muro, getta, spenzolandosi, un'occhiata di baleno nel giardino e si lascia ricadere a terra palpitante. Quante cose ha visto! la casetta bianca, le finestre dischiuse, non ancora baciate dal sole, il viale, il padiglione di glicinie, la quercia superba… Ascolta, gli par di udire una voce, è lei… no, sì, sono due voci note, la sorellina e Costanza. Le care creature hanno l'anima lieta come il limpido mattino che le ha destate, ridono… se salissero sulla montagnuola e si affacciassero al muricciuolo!… ecco si accostano, si allontanano, ridono ancora… se sapessero!…

Ah! questa volta Donato non regge più, una lagrima gli riga le guancie e, dietro a quell'una, mille.

Un rumore di passi nel sentiero lo toglie al sua affanno; vuol fuggire, vuol nascondere il proprio dolore alla stupida curiosità d'un contadino indifferente… troppo tardi, appena ha il tempo di celare la faccia lagrimosa fra le mani. Ma il passante si è fermato, non se ne va, e Donato ne sente lo sguardo curioso ed indagatore.

Allora si leva in piedi, guarda innanzi a sè e rimane come istupidito.
È lui, ancora e sempre lui—il fante di picche!

XI.

Il signor Asdrubale, col pugno sull'anca, colla faccetta petulante, se non ha un aspetto odioso, come pare a Donato, ha certo una gran voglia di ridere. A momenti spalanca la bocca sorridente e se la lascia scappare la sonora risata di soddisfazione che gli spira da tutti i pori.

«Come ho fatto? Mi domandi come ho fatto, e si dia per vinto. Vede bene che io sono nato prima. «Uno secondi posti per Seregno;» ho l'orecchio fino io ed ho fatto il papagallo… «uno secondi posti per Seregno» ed ho viaggiato con lei, separato solo da un tramezzo, ed ho inghiottito la polvere del suo calesse, ed eccomi… Così ho fatto.

Questa volta non resiste più e dà in una risata che fa ammutolire i grilli mattinieri.