A me la parte di conciliatore non costava gran fatto, e non credo che alla signora Nina contasse di più.

Quando Concetta mi vedeva, non mi lasciava proferir verbo dell'imbasciata, stringeva fra i nodi di ambe le mani la mia destra, e con un muto tentennar del capo e un levar d'occhi al soffitto, mi dimostrava tutto il suo dolore dell'accaduto, l'intenzione di ritornare nel talamo, la gratitudine per la mia buona opera.

In fondo era evidente che Concetta non poteva vivere separata dal suo Sulpicio, e che pensava nemmeno Sulpicio potesse stare senza la sua Concetta. Si amavano come si erano sempre amati, alla loro guisa battagliera, ma si amavano quanto è possibile che due si amino in terra.

Quando il convertito Sulpicio, il quale non aspettava altro, riappariva nel vano dell'uscio, dandosi un contegno sbadato ed indifferente per non parere commosso alla mia presenza, Concetta si ricordava non so qual rammendatura che doveva fare, e frugava in fondo alle tascaccie per trovare il ditale e l'agoraio.

Allora o infilavo l'uscio, o mettevo il capo ai vetri della finestra, o mi correvano gli occhi ad un libro o ad un quadro.

Sulpicio si accostava a Concetta, e Concetta si volgeva un pochino verso Sulpicio, ed entrambi un altro poco; poi vedevo colla coda dell'occhio stringersi due mani tremanti, ed avvicinarsi due volti illuminati da un magnifico sorriso, e due lagrime scendere incanalate lungo i solchi delle rughe…. Finalmente si abbracciavano stretti. Ed io continuava a guardare altrove, o mi voltavo sbadato, o dicevo che faceva un magnifico sole quando non faceva una pioggia diluviana, pensando dentro di me che quelle lagrime erano giovani e quei sorrisi in tutto degni della primavera di due volti rosati.

Una volta però la burrasca fu così tremenda, che prima che le due navi entrassero d'accordo nel porto matrimoniale ci vollero parecchie ore e molte ambascerie. La parola separazione di letto e di mensa era stata pronunziata da tutti e due, e nissuno voleva essere il primo a disdirsi.

A sgominare la vicendevole diplomazia, i due coniugi erano andati fuori di casa da due parti opposte. La domestica, una fanciullona mezzo scimunita che i due vecchi avevano raccolto, non capiva nulla di nulla, fuor che i suoi padroni erano usciti uno dopo l'altro. Mi sedetti innanzi al caminetto, attizzai il fuoco ed aspettai. Era una magnifica giornata d'inverno; il sole dardeggiava sui vetri, ed i tizzoni scoppiettavano allegri.

I miei pensieri erano giocondi.

Cercavo d'indovinare quale dei due dovesse ritornare primo al letto coniugale… Quale? Concetta senza dubbio. In quella appunto udii un fruscio di abiti, mi alzai, mi volsi… e mi trovai faccia a faccia colla signora Nina, la giovane vedova del terzo piano.