L'amico Antonio, pratico dei luoghi, mi incoraggiava alla salita, assicurandomi che, giunto alla sagra di S. Michele, tutte le asperità avrebbero cessato come per intercessione del santo, e che avremmo camminato all'ombra delle acacie, e posto i piedi sopra un vero tappeto di velluto.

Coraggio e innanzi, e innanzi, a salti, piegando a dritta ed a sinistra, ascoltando l'allegra musica dei ciottoli che rotolano dietro i nostri passi, e ridendo… Eccoci giunti. Ecco la sagra. È una chiesa, o piuttosto uno scheletro di chiesa; mostra il tetto, le pareti e le fondamenta, il tutto disegnato con gusto e impiantato solidamente; le mancano le polpe—pavimento, volte, sagristia, altari: ci sono aperture di finestre e di porte ma senza porte e finestre, e il vento deve farvi strane scale cromatiche quando gli accomoda.

San Michele è benemerito per la sua sorgente di acqua leggiera come un soffio. Nulla di meglio d'una buona sorgente d'acqua per assicurare la devozione dei fedeli; a S. Michele non ci ha altro, ma basta perchè migliaia di devoti vi portino al 29 settembre l'occorrente per desinare sull'erba. Vi bevono l'acqua e si ubbriacano di vino, ed alla sera rotolano giù per la rapida china cantando e ridendo allegramente. Gran buona pasta di santo questo che si lascia adorare in tal maniera!

Via, ancora una ciottola d'acqua leggiera come un soffio, e innanzi… L'amico Antonio non mi ha lusingato inutilmente; ora si sale senza fatica; il sentiero gira intorno al cocuzzolo del monte, all'ombra delle boscaglie; l'aria frizzante del mattino ci batte in viso, e sotto di noi si schiera un panorama incantevole d'acque e di monti. A un certo punto ci pare d'entrare in un giardino; il vento ci ha portato un profumo di gelsomini selvatici in fiore. Vien la tentazione di raccoglierli tutti, ma ce n'è troppi, non ne raccogliamo nemmeno uno… Innanzi… Alle falde del monte, tra le, acacie, s'incontrano altri tesori: ecco un ciclamino bianco e per uno bianco mille color di rosa, e poi una famiglia stravagante di fiorellini dalle forme più curiose; ecco una spiga d'un rosso cupo che non avevamo ancor visto; la fiuto per far più ampia conoscenza; quale profumo squisito di vainiglia! quella che noi coltiviamo nei giardini col nome di elitropium peruvianum è molto lontana dall'aver un odore così squisito. Facciamola felice anche questa; diamole un battesimo dotto: vainiglia montana. La gran ventura!

II

Innanzi. La strada è sgombra, ma la salita si fa sempre più faticosa—bisogna rallentare il passo.

—Arriveremo in tempo per l'ora del desinare, dice Antonio.

—Supponendo che un uomo felice abbia un'ora per desinare.

—Nè avrà due, questo dev'essere il primo benefizio della vera felicità.

Ed il mio amico uscì in uno di quei scoppi sonori di risa che sa fare egli solo e che avevano già risvegliato parecchie volte gli echi delle vallate.