—Sicuro.
—Poveretto! ripetè l'ex-baritono vuotando d'un fiato un bicchiere ricolmo. E voi, signore, come vivete?
—Male anch'io, male anch'io; anzi peggio di voi altri; perchè sto sempre a Milano, vado a tutte le prime rappresentazioni, costretto ad ascoltare tutti gli artisti che hanno o che avevano o che vogliono avere in gola un filo di voce, ed a leggere tutte le cronache cittadine, ed a mostrare di prendere sul serio cento cose che non m'interessano punto. Beato voi che ve ne state qui, con questi bei monti in faccia, con questo bel lago sotto i piedi, che non pensate se non ai fagiuoli del vostro orticello ed a tener provvista la cantina di questo nettare delizioso!
—E chi viene a trovarti a Lecco? chiese l'ex-baritono, a cui il vinello snodava la lingua.
—Molti che ti conoscono. Agenti teatrali, maestri di musica, cantanti…
—E che dicono di me?
Questa domanda fu pronunziata sbadatamente, col bicchiere alle labbra e gli occhi fissi nel bicchiere. È impossibile comportarsi meglio per parere supremamente sdegnoso delle cose degli umani.
«Dicono, rispose Antonio, levando dal suo canto il bicchiere e ponendolo tra il raggio visuale e la luce della finestra, dicono…
—Dicono?
—Dicono… Non dicono nulla… Cioè!…. qualcuno dice che sei un pazzo… Niente di meglio per vivere felici che essere creduti pazzi dal prossimo…