L'ex-baritono stringeva le nostre mani nelle sue, e ci guardava come sbigottito della nostra sciagura e commosso dal nostro dolore… Egli uscì da quell'estasi con un sospirone lungo, e rispose:
«Da un mese!…
V.
…. Quando, scendendo giù per la china del monte, ci voltammo e non vedemmo più la casicciola rosea, l'amico Antonio ed io ci guardammo in volto ed uscimmo all'unisono in una sonora risata.
«L'hai visto bene quell'uomo felice?
—E non mi escirà più di mente!
Antonio ed io ci abbandonavamo così interi a quella ilarità, che giù per la rapida china non ci era più possibile fermarci, e fummo più volte a un pelo di provare, coll'esempio che l'eccessivo buon umore fa perdere la gravità. Non mai la nostra linea di direzione fu così in pericolo di uscire dalla base, nè il nostro naso più vicino ai ciottoli della via.
«Io leggo nella felicità di quell'uomo come in un libro aperto, disse
Antonio.
—Ed io anche.
—E dico che quello è un uomo disgraziato come noi.