—E più di noi…
—E che la sua maggior disgrazia è d'essersi spacciato per un uomo felice…
—Amico dei monti e della solitudine, e che tanto ama egli i monti e la solitudine, quanto noi il digiuno.
—E si è spacciato per tale solo per cavarsi il gusto di dare invidia agli amici, e mi ha scritto perchè mi arrampicassi fino da lui, colla speranza che io gli facessi un po' di reclame…
—E per interrompere la sua noia profonda.
—È un uomo che vive della sua piccola vanità d'uomo felice, come un altro vive della sua piccola vanità d'autore in voga, o della sua piccola riputazione d'uomo di spirito…
—Vuoi dire che muore. Quella non è vita, è agonia. Immagina la sua giornata, e concedine pure larga parte al sonno, e al desinare, e alla cena, e alle due colazioni, e se vero è che il monte Barro eserciti sulle facoltà digestive un benefico influsso, aggiungi pure la merenda—tutto il resto non è che un lungo interminabile sbadiglio.
—Oh! disgraziato Tallini!
—Infelice baritono!
—Ed anche un pochino scimunito!