— Voi tremate! — dice Riccardo.
— Voi pure!
— Perchè tremate?
— Ho paura.
Riccardo stringe con passione la mano di Camilla come a domandarle: «di che cosa?» la bella non risponde, ma il suo silenzio è più eloquente della parola.
— Di me?
Camilla a quella insistenza trema più forte, ma continua a tacere.
Stanno alcuni istanti in silenzio. Riccardo volge l'occhio intorno; i suoi sguardi avvezzi a poco a poco all'oscurità riconoscono l'ampia sala in cui egli venne già la prima volta. Su quello stesso divano egli si era assiso col signor van Leven, che l'aveva accolto in casa sua come un amico; colà è il tavolino su cui si era appoggiato e nella parete opposta lo specchio, dinanzi al quale s'era rassettato il panciotto, mentre studiava la miglior maniera di presentarsi a dovere.
Quanto tempo è passato da quel giorno, e quanto rapidamente è passato! E negli avvenimenti molteplici che si sono succeduti come tutto l'ordine immaginario era stato mutato nella realtà!... E per qual via l'imprevedibile aveva rotte le trame del preveduto?... In quel tempo egli viveva per Bice... ed ora!...
Quest'ultimo pensiero lo richiamava in sè stesso. Egli è solo con Camilla, sente il bel corpo premere sul suo... nessuno li sorprenderà... nessuno!