«Così andrò a letto più tranquilla. A quest'ora tu dormirai, perchè è tardi; se non dormi, buona notte. A domani.»

P. S. «Come sono felice! Ti scrivo col cuore traboccante di gioia. Se tu sapessi!... Ora saprai tutto.

«Non so dove io trovi la forza di stare a questo tavolino per iscriverti; ho una strana sensazione di benessere, il sangue mi galoppa per le vene. Vorrei saltare al collo di fratel Biagio, della zia Angelica, della cognatina, se il mio orgoglio di donna non si ribellasse; vorrei correre in giardino, e ricercare un angolo oscuro, sotto il padiglione di rose bianche, dove neppure il sole potesse vedermi, per nascondervi il mio pazzo tripudio...

«Dove s'arresterà questo turbine d'idee che mi gira pel capo? Non so come incominciare...

«Come avevo promesso, stamane mi levai di buon'ora, e venni innanzi a mio fratello per dirgli tutto. Ero risoluta più che io stessa non sperassi — pensavo a te... tuttavia di' tu se il cuore mi battesse!

«Fratel Biagio era di buon umore; egli lo è sempre, ma questo mi parve buon indizio. Mi attaccai al suo braccio, passeggiai gran tempo con lui per la casa, e riuscii a trarlo a poco a poco in giardino. Lo tempestai di domande sul suo viaggio, sulla sua intrapresa di stagni, sull'Olanda... Fratel Biagio era lontano mille miglia dal supporre a che volessi venire, e siccome se può parlare dei suoi viaggi è l'uomo più felice di questa terra, entrò in cento minuzie per soddisfare la mia curiosità.

«Intanto ch'egli parlava, io rivolgeva in mente la mia idea fissa, rampognandomi di scegliere una via così lunga, e frammettendo ogni tanto qualche cenno del capo e qualche accento di meraviglia per non tradire la mia distrazione. Ma o non vi riuscii punto, o vi riuscii male, perchè all'improvviso mio fratello tacque; io, tolta da quel silenzio repentino alle mie fantasie, lo guardai in faccia... Mi guardava... balbettai qualche parola e mi feci di bragia in volto. E mio fratello a ridere come matto. Quel riso sonoro, aperto, mi indispettì e rallegrò a un tempo; ma non osai interrogarlo più sui suoi viaggi. Allora fratel Biagio mi guardò fisso, mi prese il braccio che io aveva svincolato, e incominciò alla sua volta l'interrogatorio.

«La conclusione?... La conclusione è che gli ho detto tutto!

«Quand'ebbi finito, egli rimase un momento silenzioso; poi incrociando le braccia e appuntando il mento sul petto, mi si piantò dinanzi serio serio, e mi disse con accento che voleva essere severo: «Ah! la signorina è innamorata! ah! la signorina scrive delle lettere e ne riceve!»

«Io non sapeva se dovessi credergli o no, ma ti giuro che fui lì lì per fuggire e sottrarmi alla sua collera. Lo guardai supplichevole, ed egli diede in un altro scoppio di risa. Questo secondo impeto d'ilarità, invece d'indispettirmi, mi rese audace; gli dissi che noi eravamo sicuri della fermezza dei nostri sentimenti e gli domandai il consenso al nostro amore.