«— Ah! tu vuoi anche che io acconsenta?

«— Che egli venga da noi...» interruppi.

«— Ch'egli venga!... balbettò maravigliato.

«Non aveva detto di no, non era andato in furia; non volli sapere altro, gli posi una mano sulla bocca, e via come una freccia.

«Per due ore il cuore mi battè forte forte. Finalmente la cognatina venne nella mia camera sorridendo, e mi disse:

«Ma non posso più star ferma; vorrei poter volare io stessa a portarti questa lettera, e dirti io stessa la mia felicità... la nostra felicità. Ma se potessi venire, non t'avrei scritto; e da un pezzo non sarei qui. Vieni tu e tutti i voti del mio cuore saranno esauditi.

«Volevo che ti invitassero con lettera, ma mi hanno detto che sarebbe una sconvenienza. Io non sono persuasa, ma non mi ostino. Basta che io possa dirti vieni perchè tu venga; e a me basta che tu venga.»

IX. Fratel Biagio.

Gli uomini che hanno la corteccia di fratel Biagio s'incontrano così di frequente nel mondo, che parrebbe inutile spendere molte parole a riprodurne le sembianze, tanto più che i caratteri precisi del suo naso e della sua bocca non tornano assolutamente indispensabili al caso nostro.

S'immagini una di quelle fisionomie che la natura non fa se non abbozzare, nei momenti d'ozio, con mano distratta, e in cui si trovano quasi sempre tutti i luoghi comuni del disegno di figura: un bei naso, due occhioni (due è la regola), un mento tondo, una bocca piccina, una fronte alta, insomma una comitiva di perfezioni, le quali si dànno la posta sovra una rotondità carnosa, per avere il pretesto di formare una faccia che non arriva al ridicolo, perchè si è fermata al dozzinale.