S'incornicino queste forme con una chioma nera e arruffata, si collochi il tutto sopra un torso tarchiato, di mezzana grandezza, e il torso su due colonne più solide che classiche, e l'edifizio apparrà intero.

Un assai povero edifizio in fede mia, e degno in tutto dell'insegna — Biagio!

Quando un padre condanna la propria creatura a trascinarsi dietro per tutta la vita la catena di un nome così melanconico, se pure ha viscere di padre, non ha cervello d'uomo ragionevole.

Affliggere il proprio sangue col nome di Biagio, mentre è tanto facile raccomandarlo alle signore chiamandolo Arturo!

Aver nome Biagio vuol dire veder le proprie velleità romantiche derise dai compagni di scuola, costringere l'innamorata ad arrossire dinanzi alle amiche che amino un Leopoldo o un Eugenio, ed essere esposti a buscarsi le beffe oltre il danno, se per avventura un'onesta moglie riesce a mettersi in capo che il serbar la fede a un marito, il quale non si chiami Arturo, è cosa troppo superiore alle forze del suo sesso.

Aver nome Biagio, possedere una bocca, un mento e un naso classicamente indifferenti, vuol dire un'infinità d'altre cose niente affatto piacevoli; ma non vuol già sempre dire che chi si serve di questi organi e risponde a tal nome sia proprio un tanghero o uno scimunito.

Se un cuore aperto, un sorriso schietto, un conversare piacevole e una buona dose di accortezza nei negozi potessero far perdonare alle signore sentimentali il nome, i trent'otto anni sonati, il naso, la bocca e gli altri accessori che concorrono a formare la pacifica esistenza di Biagio van Leven, ci affretteremo a dire che, oltre a tutto ciò, egli possiede anche un'erudizione spaventevole in fatto di botanica, e che coltiva, con una fortuna vinta appena dalla sua passione, i bulbi dei giacinti, dei narcisi, dei tulipani, delle ixie, delle amarillidi, i tuberi degli anemoni doppi e le zampe dei ranuncoli.

Fratel Biagio è nato commerciante, ha vissuto e vive commerciante, e probabilmente morrà commerciante; nè mai, io credo, anima più mite e innocua scaldò le vene d'un onesto borghese delle coste dello Zuiderzee.

Nato in Olanda, trascorsa la primissima infanzia numerando balle di cotone, e la giovinezza a scriver numeri nei registri del padre, il nostro Biagio fu, per così dire, gettato irresistibilmente nella corrente dei negozi. Rimasto solo, dopo la morte del padre, con una sorellina del secondo letto, per non diventare ipocondriaco, pensò di espatriare, e tolto seco il suo fardello la sua piccola Bice, di cui era tutore, trasportò il suo malumore e la sua casa di commercio in Milano.

Ciò avvenne alcun tempo fa, e siccome i suoi interessi hanno sempre prosperato, e gli anni si sono ammucchiati sulle sue spalle, ha finito col prender moglie.