Siccome le mattine incominciavano a farsi fredde, l'innamorato non s'arrestò sul limitare, ma, presa la lettera senza quasi badarvi, corse a ricacciarsi in letto.

Com'ebbe tirate le coltri fin sotto il mento, fece atto di lacerare il suggello della lettera, ma s'arrestò e volse prima l'occhio alla soprascritta.

«Questi caratteri mi pare di conoscerli!» balbettò, e corse coll'occhio al bollo postale, e lesse a voce alta: «Amsterdam.»

«Amsterdam! Amsterdam, ripeteva tra i denti; intanto colle mani tremanti ruppe il suggello e cercò la sottoscrizione...

«Giusti cieli! esclamò facendosi più pallido del suo lenzuolo: Biagio van Leven!

Da quando in qua i morti scrivono? E se fratel Biagio non fosse morto? Ben è vero che poteva aver scritto prima di morire... Ma in tal caso perchè questa lettera gli veniva per posta? Non era più naturale affidarla al signor Pool?... Che cosa mai poteva scrivergli? E perchè una lettera? Non bastava un messaggio a voce?

Per uscire da questo ginepraio il miglior partito era leggere la lettera.

LXVII. Biagio a Riccardo.

«Mi trovo a letto, e sono conciato assai male, a causa d'una caduta che mi ha spezzato il femore destro. Il medico ha segnalato la cancrena, ed ha annunziato il delirio per domani. Come vedete, non ho tempo da perdere.

«Ho determinato di scrivervi come vi parlerei — francamente. I rapporti che mi stringono a voi me ne danno il diritto e il dovere.