Riccardo scendeva la china dell'indifferenza, e ancora Camilla non se n'era accorta. Ora il vero amore è avveduto, e la cecità è quasi sempre pessimo indizio in amore.
E non di meno Camilla continuava ad amare Riccardo, ed a costui pareva di fare altrettanto.
LXXVII. Estremi rimedi.
Erano passati così alcuni mesi, e ancora non si era parlato di matrimonio.
Riccardo però vi pensava, e se ne rodeva; ma la sua determinazione era presa; egli non doveva sagrificare il suo avvenire, il suo dorato ed ampio avvenire, alle stolte querimonie d'una coscienza codarda.
Questa determinazione gli valse un po' di franchezza; a poco a poco la sua freddezza non seppe mascherarsi tanto che Camilla non la riconoscesse; e quando Camilla l'ebbe riconosciuta, non si mascherò più.
Non andò molto che Riccardo volle venirne ad una; sciogliere un vincolo diventato penoso. Era il miglior partito, e non bisognava indugiare; una mattina trovò un'audacia che faceva curioso contrasto con le primitive titubanze, ed eccolo diretto a Laveno.
Camilla non era in casa; vi erano invece la zia Angelica e la signora Pool.
La sorte si prendeva giuoco di Riccardo. Non era un'ironia sanguinosa trovarsi innanzi a Bice, dopo tanto tempo che non l'aveva veduta ed in quell'occasione?
Bice vestiva il bruno anch'essa; era mesta anch'essa, e bella, adorabilmente mesta e bella...