La determinazione di Riccardo era crudele, ma franca e leale; se non che, come ebbe piegato una volta, retrocesse man mano fino alla codardia ed alla bassezza. Nelle cose del cuore è raro che l'indugio adoperi altrimenti.
Pensò che egli non avrebbe osato mai farsi innanzi a Camilla e dirle chiaro l'animo suo; e che d'altra parte ciò, oltre d'essere durezza sconveniente, avrebbe provocato lagrime e rimbrotti, cose non buone ad altro che ad arruffare con vane commozioni quella tela intricata.
Bisognava scrivere; ciò è sempre più spiccio e più energico e permette nei casi difficili di mitigare con frasi acconcie l'asprezza dell'abbandono.
A questo punto Riccardo s'arrestò per almanaccare gravemente sul giro delle frasi e sulla scelta dei vocaboli; e pensi chi ebbe almeno una volta cuore d'innamorato, se egli poteva trovare il fatto suo.
Intanto la coscienza veniva a patti colla codardia e cercava una scappatoia per mettersi in salvo...
E fu allora che Riccardo ebbe un'idea, e la credette luminosa.
LXXVIII. Riccardo a Camilla.
«Lascio Milano. Non ti spaventare, ti scriverò subito e sarò presto di ritorno.»
LXXIX. Emanuele Pool a Riccardo.
«Per vostra norma, il mio antico socio Biagio van Leven, non è morto per frattura del femore e cancrena, ma per rottura dei grandi vasi del cuore, prodotta da una palla di pistola. Il signor Biagio van Leven, vostro buon amico, era stanco della vita, e la finì di propria mano.