Venezia non dorme mai; si vedevano intorno le finestre illuminate, e si udiva da lontano il canto dei gondolieri unito al lamento monotono ed eguale dell'onda che si rompeva contro gli scogli.
Più tardi, costeggiando la riva oramai deserta degli Schiavoni, Riccardo incontrò una coppia d'amanti che passeggiava guardinga; quella vista crebbe l'amarezza del suo cuore; affrettò i passi e giunse alla piazza di San Marco. Colà era ancora adunata molta gente; si parlava a voce alta, si rideva.
«Tutta gente felice!» ripetè fra i denti il novello sposo, «tutta gente che ama, gode di questa sera magnifica ed affretta col desiderio l'alba di domani.... Ed io?... io ho seppellito la mia giovinezza. Io ho avuto la mia parte, non mi spetta più nulla, nè speranze nè gioie. È inaridita per me la sorgente del piacere.»
Riccardo continuò un pezzo a girellare di qua e di là, accostandosi sbadatamente alla porta dell'albergo e scostandosene irresoluto.
Quando rientrò nelle sue camere, l'alba vi penetrava anch'essa. Il suo partito era preso. Mosse deliberato verso lo stanzino di Camilla, ma si arrestò sul limitare; appoggiò il capo all'uscio e stette in ascolto. Non si udiva alcun rumore; forse la sua donna legittima dormiva. Come svegliarla per dirle?...
Volle fuggire, ma s'indispettì della propria debolezza; si riaccostò all'uscio, e vi picchiò colla nocca del dito.
Nessuno rispose.
Quel silenzio lo incoraggiò e battè più forte.
Nulla.
«Dorme,» pensò, e istintivamente si fece indietro sulla punta dei piedi.