Durante una notte d'inverno — inverno rigido e notte nevosa — fu consegnata a Riccardo nelle sale dei circolo una lettera premurosa.
Quella notte il tavoliere era coperto di biglietti di banca, e Riccardo perdeva. Ricevendo la lettera si strinse dispettoso nelle spalle, e volle darsi aria disinvolta cacciandola con negligenza nelle tasche; ma si arrestò a mezzo, colpito da un improvviso pensiero.
Guardò la soprascritta... i caratteri non gli erano ignoti...
Un lampo brillò nella sua memoria; si scostò bruscamente dal tavoliere, si raccolse in un cantuccio e lesse:
«Bice sta male; so che desidera vedervi.
«Emanuele Pool.»
La notte era alta, e nevicava a larghi fiocchi
Riccardo attraversava le vie deserte della città, affondando il piede nel fitto strato di neve. Era commosso e camminava a gran passi; e per quanto glielo consentiva il confuso alternarsi di mille idee diverse, pensava.
«Bice sta male!». Così era scritto; ma poteva la sua anima d'innamorato infedele serbare la pietosa illusione che era concessa al marito?
«Bice sta male!» Così era scritto, ma egli leggeva: