— Ebbene, sì, ti voglio dir tutto.... quando ti lasciai sapevo il suo proposito, e partivo sperando di arrivare in tempo a trattenerlo.... lo trovai invece morente... aveva voluto colpirsi nel cuore, ma la palla aveva deviato... gli aveva concesso alcuni giorni d'agonia:... poi morì nelle mie braccia... col tuo nome sulle labbra... Ed ora che sai tutto, piangi, qui, sul mio petto, cattivella; e se tu la duri un pochino, mi ci metto anch'io e faremo un bel duetto... —
Oh! la mestizia profonda di quei singhiozzi, di quella neve che scende lenta lenta, di quelle ombre che avviluppano i cuori amanti, di quei tizzi semispenti che rotolano fumigando nel caminetto!
Ma un grido scioglie l'incanto melanconico delle memorie, un piccolo grido partito dalla culla... È l'avvenire che si sveglia! —
Si accendano i lumi, perchè l'infanzia non ama le tenebre, si ridoni la fiamma al focolare.
Ecco: la scena è mutata, le ombre sono in rotta, le lagrime luccicano come perle, e un bacio le rasciuga; torna il sorriso e il bambinello tace fra le carezze della mamma.
— Lo vedi, Emanuele, tutto è passato, non ti affliggere più. —
È una festa, è un tripudio, è un tesoro di parole affettuose che si rovescia dallo scrigno.
— Non facciamo chiasso, interrompe Bice, Camilla potrebbe udirci...
— Povera Camilla! —
Essi temono d'affliggerla, la povera Camilla, e perciò le nascondono la propria felicità; mentre la disgraziata donna spia in segreto le loro gioie perchè non si crede degna di esserne testimone, e prega ardentemente il cielo, quando Bice, mostrando la sua creaturina al marito, gli domanda di nascosto: