Qui fratel Biagio capì che stava dicendo una corbelleria, e tacque. L'altro si credè interrogato sullo scopo della sua venuta, e incominciò il suo discorsetto con una frase ingarbugliata, da cui nissuno saprà mai come se la sarebbe cavata, se in quel momento il servitore, spalancando la portiera, non fosse rientrato con un candelabro acceso.

Ecco in buon'ora un'ottima occasione perchè Riccardo ammutolisse d'un tratto e il signor van Leven cacciasse le mani nelle tasche del panciotto! Rimasero così un brevissimo istante, religiosamente immobili; quando furono un'altra volta soli, si guardarono nel bianco degli occhi e vi lessero un irresistibile bisogno di sorridersi a vicenda, il che fu fatto scrupolosamente. Poi, siccome Riccardo non parlava più, fratel Biagio credè d'incoraggiarlo e di rimetterlo in cammino con una formula ipotetica, che non sbaglia mai.

— Lei mi diceva dunque?...

Riccardo non aveva detto niente di così importante che meritasse d'essere continuato, nondimeno egli prese il suo coraggio a due mani e ricominciò in questi termini:

— Lei troverà naturale che prima di tutto le dica con chi parla. —

Il signor van Leven lo sapeva benissimo, ma trovava naturale che s'incominciasse di lì; tale era il significato d'un terzo sorriso malizioso, che comparve sulla sua faccia bonaria.

— Mi chiamo Riccardo Celesti.

— Ho piacere... —

Bisogna credergli, ci aveva proprio piacere, ma non sapeva nemmeno lui perchè; e per questo s'interruppe e fece un inchino.

— Sono figlio a Celestino Celesti, commerciante di seta, di cui lei avrà forse inteso parlare.