— Sono olandese e gli idolatro. Vedrà il mio giardino, e la mia serra che ho arricchita or ora di magnifici caladii. Più d'un dilettante di Aja ne avrebbe invidia... Ma io l'ho interrotto mentre lei diceva... che cosa diceva?
— Dicevo.... già.... dicevo che ho vissuto dandomi spasso; sono solo, non dipendo da alcuno e posso disporre di me liberamente. —
Qui la lingua di Riccardo trovò un intoppo insuperabile, e non ci fu verso che potesse andare innanzi. Fratel Biagio faceva alla muta quanto è umanamente possibile per cavare il suo prossimo da un imbarazzo. L'espressione compassionevole del suo volto, le buone intenzioni del suo sorriso, la benignità del suo sguardo non si possono descrivere; quando l'intervento della parola fu proprio indispensabile, arrischiò un'allusione all'età del suo interlocutore.
Risposta: — Venticinque anni sonati... le paiono pochi?
— Il cielo me ne scampi, potrei dire che i miei trent'otto anni incominciano a esser troppi, ma non che i suoi venticinque mi paiono pochi. Il vecchio rosaio del mio giardino si muore di invidia per la vicinanza dei giovani piantoni più robusti e più fecondi di lui.
— Non potrà mai dire così delle quercie; esse c'insegnano l'orgoglio degli anni.
— È un complimento... ma è vero, non ci è che dire... Ma io lo faccio sempre divagare nella botanica, che a lei non preme nè punto nè poco, mentre avrà premura di...
— Si figuri! — interruppe Riccardo, il quale alla crescente disinvoltura di fratel Biagio non poteva contrapporre altro che un imbarazzo crescente, e non si sentiva gran premura di... di che cosa? Terribile pensiero! — si figuri! amo anch'io i fiori; sono un botanico scellerato, ma non è colpa delle intenzioni che ho sempre avute eccellenti.
— Davvero! — esclamò il signor van Leven con la più piacevole meraviglia, che abbia mai rischiarato il volto d'un mortale; — davvero! lei ama i fiori... In tal caso siamo colleghi; lei e io, cioè voi e io andremo d'accordo perfettamente. Vi siete mai occupato d'innesti e di talee?
— Di innesti veramente no... e di talee neppure, non ci ho la mano felice...