Un quarto d'ora dopo, per confortarsi, egli pensava alla prossima visita dell'ottimo signor Riccardo Celesti, e si proponeva di pigliarlo in disparte, e di dirgli alla buona, da vecchi amici: «badate che l'altra volta vi siete dimenticato d'una bagattella; il torto è metà mio metà vostro: mettiamoci in regola: domandatemi la mano di Bice e io ve la concedo.»
Egli si proponeva di dirgli così, nè più nè meno.
XII. Un'apparizione.
La seconda visita di Riccardo non fu meno imbarazzante. Il signor van Leven non era in casa, Bice e la cognatina vi erano.
Trovarsi per la prima volta vicino alla propria innamorata al cospetto d'uno sconosciuto è cosa maledettamente spiacevole. Peggio se lo sconosciuto è una donna; peggio se questa donna è giovine e bella.
Nondimeno Riccardo si fe' cuore, ed entrò a passo fermo nella sala, dove lo aspettavano Bice e la signora van Leven.
Le due donne erano sedute a fianco l'una dell'altra in atto confidenziale e amichevole. Una lampada, che brillava sopra una tavola coprendo con la sua luce quelle teste giovanili, pareva involgerle in un'atmosfera infocata e dava al candore di quei volti la trasparenza dell'alabastro.
Il quadro che si offriva agli occhi di Riccardo era incantevole. Bice, lievemente incurvata verso la sua compagna, pareva raccogliersi e confortarsi in essa per nascondere il rossore; la signora van Leven, con la faccia rivolta verso l'uscio, con il corpo teso, con lo sguardo lucente, con le labbra infiorate dal sorriso, era l'immagine viva della curiosità.
Perchè la signora van Leven fece atto di muovergli incontro e si arrestò come pentita? Certo se fosse toccato a Bice di ricevere il nuovo arrivato, ella non si sarebbe sollevata a mezzo per rimanersene appoggiata al divano.
Intanto Riccardo non si moveva. I suoi sguardi immobili parevano dominati da un fascino. A vero dire quello spettacolo vinceva ogni aspettazione.