Lo due creature, giovani e belle entrambe, formavano un contrasto bizzarro che non era possibile guardare con occhi indifferenti.
La bellezza della signora van Leven, più aperta, più seducente, più molle di quella di Bice, riceveva dal confronto una luce singolare.
Gli occhi estremamente vivaci, i capelli neri, ondeggianti, copiosi, il volto disegnato con linee pure, la pelle morbida e vellutata, le labbra leggermente rigonfie, del colore della rosa, e le forme eleganti, tutto ciò dava alla signora van Leven la seduzione che incatena. La donna con le sue battaglie, con le sue ardenze palpitava in quel corpo leggiadro.
La bellezza di Bice, più nascosta e più modesta, aveva il profumo timido della vergine. I fiori appena sbocciati del gelsomino, per chi ne capisce il linguaggio, favellano così blandamente al cuore come l'ingenuo e sorridente abbandono di quella creatura diciottenne.
Tutto ciò che l'uomo può domandare alla donna era raccolto in quell'antitesi — la passione e l'amore, la fantasia e il sentimento, i voluttuosi abbandoni e i mesti raccoglimenti.
La signora van Leven parve titubare un istante; le sue guancie rosate si tinsero d'un incarnato più vivo, e gli occhi vagarono intorno alla stanza; indi con un moto impercettibile delle spalle e con un fino sorriso di malizia si fece incontro a Riccardo e gli porse la mano.
Riccardo afferrò timidamente l'estremità di quelle dita morbide e affusolate, e sì fece innanzi.
«La signora e la signorina van Leven stavano benissimo.»
«Il signor Riccardo Celesti a meraviglia.»