— Non lo so.... Ma se mi piacesse proprio di ricominciare?
— Vi diverte? fatelo. —
Sorrise. Ora il sorriso del signor Pool faceva l'effetto d'un'apparizione melanconica, e rompeva lo scherzo sulle labbra. Cosicchè quando allo spirare dei cinque minuti, lo zio lasciò la nipotina, Camilla risparmiò la docile arguzia, sapendo che l'avrebbe spesa inutilmente, e il melanconico visitatore, invece di tirarsi dietro le baie gioconde delle giovani donne, se la cavò con una smorfietta di Camilla, a cui Bice rispose seria seria: «è un buon diavolaccio.»
L'ingenua fanciulla non sapeva esser questo un elogio che qualche volta si può spendere per un'epigramma. Una creatura, la quale non sappia essere nè giovane, nè spiritosa, nè maligna, è quasi sempre un «buon diavolaccio,» vale a dire un fenomeno che ha screditato l'inferno e screditerebbe il paradiso.
Nulla sapeva Bice di tutto ciò, ma sapeva benissimo che il suo Riccardo non era un buon diavolaccio; glielo diceva l'istinto, che è nelle fanciulle un ragionatore sottile!...
— Oh! perchè Riccardo non correva sapendola malata? Quali barbare formule legali potevano incatenarlo a Padova? Apprendendo che egli era in litigio per un suo credito, era giunta fino a domandare se vi fosse una legge, la quale tenesse in prigione i creditori che vogliono farsi pagare, e le fu risposto che molti legislatori indebitati vi avevano pensato, ma non se ne era fatto nulla. Dunque?... Dunque Riccardo non era un «buon diavolaccio.»
La conclusione ultima fu che la povera creatura si rassegnò a entrare in convalescenza prima che il suo innamorato fosse di ritorno.
Finalmente il giorno sospirato venne.
Riccardo rivide Bice (a cui la malattia aveva prestato un nuovo languore pieno di vezzo), con la compiacenza che gli innamorati molto sentimentali sogliono attribuire a tutto, fuorchè alla novità; e Bice rivide Riccardo col cuore negli occhi.
Quel giorno il signor Pool non venne a domandare conto della salute della nipotina, perchè evidentemente doveva intendersi che ogni ricaduta era impossibile.