«Siate uomo; cacciate le larve d'un tempo che non deve più rivivere; gettatevi nell'avvenire con confidenza.
«Dimenticate.»
XXVII. Riepilogo delle vicende d'un assedio.
Non ostante le savie osservazioni di questa lettera, le cose corsero a precipizio giù per la china naturale.
Riccardo rispose, chiamando in aiuto il vocabolario del cuore; rinnovò l'assalto con maggior audacia, ma con poca fortuna. Camilla zitta. Ciò che avrebbe debellato un altro, rinvigorì Riccardo, il quale ritornò alla lotta più animoso, più passionato che mai. Questa volta ebbe maggior fortuna. Camilla volle schermirsi, e lo fece male, scoprendo il lato vulnerabile della sua corazza.
A poco a poco il linguaggio carezzevole dell'adorazione giunse a ferire l'amor proprio della donna. Non era gran cosa, ma Riccardo non domandava di più.... per ora. Egli sapeva troppo bene che quando la vanità avesse accettato l'amore, la natura o presto o tardi avrebbe posto l'amore al luogo della vanità.
Così avvenne.
Camilla, che amava sul serio suo marito, resistette dapprima con energia, ma la compiacenza naturale di aver destato una passione così violenta come appariva quella di Riccardo, facendosi strada a poco a poco nell'animo suo, la rese più mite nel giudicare quel sentimento, più debole nel difendersene.
Si aggiunga, ed è cosa di cui poche donne potranno menar vanto, il trionfo della sua bellezza matura sulla bellezza verginale d'una fanciulla diciottenne, senza contare che Riccardo non era innamorato come ne vanno tanti dietro le sottane della bella, ma un adoratore il quale aveva disertato un altare e ritornava a prostrarvisi pentito. Ora se è vero che nell'altro mondo si faccia più festa d'un pentito che di cento giusti (cosa poco lusinghiera pei giusti e tale da invogliare gli uomini ad appartenere alla schiera dei pentiti), della donna si potrebbe dire con più ragione e con minor pericolo, che essa si allegra meglio del ritorno d'un infedele che del culto di cento nuovi spasimanti.
Dalla compiacenza di aver suscitato un incendio a procurare d'alimentarlo non vi è che una linea impercettibile; la vanità dà la mano alla civetteria. Ora nulla di più facile, per un corteggiatore scaltrito, che mutare la vanità e la civetteria in affetto.