«Ho visto quanto vi sia grave quella convenienza che suggerisce le vostre visite, e vi voglio dirvi di risparmiarvi pure, se vi piace, la noia della nostra casa.
«Ho detto tutto a fratel Biagio; qualunque sia per essere la vostra determinazione, egli non se ne avrà a male.
«Non vi accuso di nulla. Lo avete detto: una legge fatale regola i moti del cuore. Ne abbiamo fatto esperienza; meglio oggi che più tardi.»
XXIX. Camilla a Riccardo.
«Mi sono levata all'alba per iscrivervi; ho passato una notte affannosa, ed ho ancora un gran disordine nel capo; ma non voglio attendere un minuto.
«Tutte le torture che può dare il rimorso io le ho inflitte al mio cuore; ho compreso quanto grande sia il dolore, quanto nobile e generoso. Ora che ho pianto molto mi sento più forte, più severa verso di me medesima.
«Un sordo rimprovero brontola nel mio petto, terribile e giusto rimprovero. Lo riconosco; io non ho fatto tutto quanto stava in poter mio per iscongiurare la sventura che colpisce la povera Bice; v'erano in me delle forze che ho lasciato neghittose.
«Ahi! Che sarà di quella buona creatura? Ieri la sorpresi intenta a scrivere. Scriveva a voi, piangeva. Mi vide, nascose la faccia fra le mani, poi mi mosse incontro e si gettò fra le mie braccia, chiamandomi teneramente «sorella.»
«Ho cercato di confortarla. Con quale animo! Essa ignora la parte che ho io nella sua sciagura: si è solo accorta che voi non l'amate; non ha visto, non ha indovinato altro.
«Non so perchè non mi si spezzasse il cuore.