Camilla e Riccardo erano giunti a tal punto, donde non era più possibile dare indietro; il vincolo che gli univa era oramai così saldo, che per ispezzarlo avrebbero dovuto lacerare il cuore.

Un'occasione qualunque avrebbe posto a grave cimento la virtù della moglie e la lealtà dell'amico. Entrambi se ne avvedevano; ne tremavano entrambi; essa di terrore, egli di trepidanza e di desiderio — si amavano, sissignori.

XXVIII. Bice a Riccardo.

«Non vi offenderete di quello che vi scrivo; è un atto che voi aspettate certamente da gran tempo dal mio amor proprio.

«È inutile ingannarci; io ho compreso tutto; la mia stoltezza giovanile, il mio amore non possono farmi cieca più a lungo.

«Ditelo francamente: non mi amate.

«No, non mi amate. Non voglio indagare le cause del mutamento dell'animo vostro, nè se sia proprio un mutamento, mi basta potervi dire con sicurezza: — non mi amate. —

«Avrete compreso che cosa voglia dire per me questa sicurezza, e quale sia la causa che mi induce a scrivervi.

«Ho indovinato il vostro supplizio, — ho letto nel vostro cuore — voglio risparmiarvi una confessione difficile, incoraggiandovi a troncare un vincolo che a quest'ora deve parervi odioso.

«Voglio restituirvi il vostro affetto vagabondo, che s'era arrestato un istante sopra di me; togliervi all'incubo di una promessa che non potete mantenere e sulla quale io ho cessato di contare da un pezzo.