— Non è possibile; le mie faccende mi trattengono. —
Dicendo queste parole fratel Biagio aveva gettato alla sfuggita uno sguardo sulla moglie, la quale se ne avvide, e attribuì cento significati paurosi a quello sguardo. Nondimeno si affrettò a soggiungere:
— Vi andremo noi... e la zia Angelica.
— Tu! esclamò Biagio con meraviglia; e stette un istante a meditare. — Non ti duole d'andarvi?
— Dolermi! Ti pare? Se potessi venire tu pure! Ma già, le tue faccende!... —
Questa volta gli sguardi dei coniugi van Leven si ricercarono e s'incontrarono francamente.
Fratel Biagio porse la mano alla moglie e le disse con dolcezza:
— Perdonami, ho dubitato del tuo cuore; temevo che l'andare in campagna in questa stagione, per dividere con una creatura addolorata le melanconie della solitudine e le noie dell'inverno, potesse sembrarti un sagrificio troppo grave... perdonami! —
XXXI. Camilla a Riccardo.
«Non crediate che io mi sia lasciata vincere dalla insistenza delle vostre domande. Se non fosse un bisogno imperioso, non avrei violato il voto di non scrivervi. Questa volta sarà l'ultima.